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Madagascar: il diario 1

scritto da: Monica Bossi
Medico chirurgo, specialista in Medicina Interna, Medicina Olistica e Omeopatia, Nutraceutica e Nutrizione Biologica. Docente universitaria in PNEI e Medicina Integrata e Preventiva.

ciao.

Qui è tutto un esperienza pazzesca, sia per gli strumenti che abbiamo a disposizione che dal punto di vista umano che di fine terapeutico: si deve decidere se iniziare una terapia, anche se importante, in base alla possibilità che il paziente torni, altrimenti va sprecata!

Di esami strumentali abbiamo solo un emocromo e vetrino per goccia spessa (per diagnosi di malaria), e parassiti su feci e urine. Avevamo un Rx che si è rotto prima che io arrivassi. C’è un ecografo…

I ragazzi che lavorano qui molto esperti anche se neolaureati sono davvero molto bravi ( più di tanti colleghi, che ho incontrato lungo il mio cammino). Ps le prime due ore in ospedale ️ero affiancata a un medico esperto , dalle successive sono stata chiamata da tutti per consulenze ..😁

Dal punto di vista medico vedo cose che in tanti anni di reparto in medicina non avevo mai visto:

come la probabile cardiomiopatia dilatativa di una signora di quarant’anni che aveva uno scompenso di cuore completo  (ma che ho dimesso ben compensata), o il pseudo croup di un bambino di un anno (laringo spasmo che può portare a morte se non trattato in breve tempo) che probabilmente ha anche una malacia, o sintomatologie varie di bambini, stranissime che poi si scopre essere su base parassitaria ( giardia, ameba, ascaridi, bilharzosi).

E il parto…

Pazzesco: ero di prima guardia di notte con una infermiera che è scesa con me da Trieste a che lavora in stroke unit. È arrivata la signora che lamentava.. MARARI. Che vuol dire dolore. Considera che di notte non abbiamo un traduttore. Ho visto che era incinta e ho capito che il dolore era da contrazioni. Calcola che qui hanno una sopportazione del dolore pazzesca, la donna era praticamente in travaglio e il  massimo che ha fatto è stringermi un pò il braccio con cui la tenevo in piedi, e storcere un pò il naso dal dolore.

…la prima cosa che ho fatto è valutare contratture dell’addome e misurare i parametri, e visitarla esternamente: aveva perdite di sangue, l’addome era molto teso, la pressione 170/100.

Il mio primo timore (oltre al fatto che intuivo che stava per partorire anche se poi abbiamo capito che non era proprio di nove mesi) era che fosse in gestosi..( situazione molto problematica per mamma e feto)

…La seconda cosa che ho fatto è portarla in ecografia e metterle una sonda sulla pancia per capire se c’era il battito del feto .. E c’era, di un cuoricino molto basso vicino alla pelvi… Perciò si confermava il travaglio in atto (ovviamente non c’era dato di sapere se avesse rotto le acque.)

…La terza cosa che ho fatto (pur non sapendo di preciso cosa avrei trovato), è fare un esplorazione vaginale. E ho sentito inequivocabilmente la testa del feto…

Tutto questo ad istinto… Mai visto né studiato nulla…

A quel punto ho svegliato i colleghi e un infermiera che aveva esperienza con i parti anche perché temevo ci fossero complicazioni: loro erano un po più “svezzati” ma anche loro (i colleghi) alla prima volta… L’abbiamo distesa e fatta spingere… È uscita la testolina ma la mamma si era fermata… Tutti guardavano e io (sono molto orgogliosa di questo) l’ho fatta contrarre e spingere perché temevo soffrisse il feto… abbiamo controllato che non ci fosse il cordone attorno al collo. Ed è uscito…

Abbiamo subito aspirato del meconio (avevo preparato l’aspiratore), ho tagliato il cordone, ho visitato il bambino che nel frattempo aveva già pianto e aperto gli occhioni: all’inizio ventilava solo un polmone poi dopo un altra aspirazione, anche il secondo… Il bambino era posto (anche se ho continuato a monitorare la ventilazione, la saturazione e la temperatura oltre che il cuoricino.)

Subito dopo la mamma: mi ricordavo che ci fosse una placenta da espellere… Ma lei era stanca.

L’ho stimolata molto ( suono della voce e gesti… perché continuavamo a parlare due lingue diverse)  e preparato l’ossitocina se non la espelleva… poi l’ho fatta mettere in piedi (qualche minuto anche prima del parto)… Massaggiato la pancia ed è uscita… Non tanto sangue e abbiamo controllato che fosse intera… Poi monitorata… Tutto bene… E tutto ad istinto

I ragazzi mi  hanno suggerito la necessità di iniziare terapia antibiotica sia per la mamma che per la bimba perché c’era il meconio (da una precedente esperienza raccontata). E così abbiamo fatto.

Fantastico. E poi lei mi ha detto Merci.

La bambina si chiama Arlina.

Le abbiamo già dimesse ieri.

…è difficile descrivere questa esperienza… Una delle più faticose della mia vita (e sai che io non sono un agnellino). Appena oggi non ho preso sali perché mi sentivo svenire (ogni giorno era così, più volte al giorno). Appena questa notte ho riposato per i 35 gradi. E poi ci sono gli odori e la sporcizia tremenda. Che tutto insieme ti obnubila il cervello… Ma riesci a ragionare lo stesso, usando risorse che neanche sapevi di avere…

Ti confesso che scrivendo mi emoziono perché rivivo tutto…

E poi ci sono un sacco di rischi che ti dirò quando rientro… molti di noi si sono già ammalati di tutto, meningite da malaria compresa.

Ma è un esperienza che augurerei a tutti di fare: ti ricorda di non dare per scontato nulla, ti ricorda che hai delle risorse da cui attingere per trovare la soluzione più efficace e più pratica, ti ricorda. L’umanità dell’essere umano, per cui ti assicuro, che la persona che visiti non ha alcun colore. E ti fa dimenticare tutti i tuoi pensieri o problemi: vengono spazzati via di fronte alla sopportazione di questa gente a tutto, alla loro filosofia di vita (non hanno niente e quindi non hanno bisogno di niente), ma soprattutto davanti all’energia trasmessa dal sorriso dei bambini.

Bellissimo

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