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Il “google map” della salute

scritto da: D.ssa Monica Bossi
Medico chirurgo, specialista in Medicina Interna, Medicina Olistica e Omeopatia, Nutraceutica e Nutrizione Biologica. Docente universitaria in PNEI e Medicina Integrata e Preventiva.

Quante volte vi sarà capitato di utilizzare il navigatore del vostro smartphone per raggiungere – a piedi o in macchina – un punto della città prefissato…

Vi incamminate, iniziando a seguire il percorso consigliato ma… più è importante l’appuntamento che vi aspetta, o minore è il tempo a vostra disposizione, più forte sarà la tentazione di fermarvi spesso a chiedere al primo, secondo, terzo passante, se la strada che state percorrendo è quella giusta. Con 2 risultati:

  • Perdere tempo prezioso.
  • Correre il rischio che la vecchietta smemorata, la ragazza approssimativa, o il signore particolarmente creativo, diano indicazioni in contrasto l’una con l’altra o, quanto meno, non univoche, acuendo la vostra ansia di arrivare e, magari, procurandovi del ritardo.

Ora, pensate a un problema di salute: tanto più questo è grave o complesso (una malattia tumorale per esempio) quanto più verrà la tentazione di cercare più consulti: la fisiologica fragilità cui si va incontro in situazioni di questo tipo, infatti, può portare a un senso di insicurezza, paura, incertezza… non solo verso sé stessi ma anche verso la strada (terapia o luogo dove curarsi) da percorrere.

Il rischio di perdere tempo è troppo grande da correre

L’augurio più grande, in caso di malattia, è quello di avere in mano un ottimo navigatore, batteria a sufficienza e campo di ricezione. Che per la salute vuol dire:

  • Trovare uno specialista preparato, affidabile, ed esperto: in un periodo dove i nutrizionisti e i personal trainer chiamano i propri assistiti “pazienti”, figure non meglio definite si professano “esperti in nutrizione”, i medici non ascoltano più i propri assistiti e non “si prendono più cura di essi”, la scelta della persona a cui rivolgersi è fondamentale. La scelta deve essere ben ponderata sin dall’inizio e deve diventare un punto di riferimento a cui affidarsi, sempre con spirito critico ma anche con fiducia (sarà un atto che aiuterà sé stessi a demandare ansie, paure… tutte incertezze che allontano il processo di guarigione. Per fare un esempio, al pari di un bambino che si affida a un genitore che sarà responsabile non solo di risolvere, lui, il problema, ma anche di sgravare la componente emotiva del bambino, che risulterebbe essere solo nociva).
  • Iniziare il percorso di recupero della salute il prima possibile, scegliendo non solo la cura sentita “affine” a sé stessi ma, soprattutto, quella più “accreditata” per quel problema. Nell’ambito delle medicine naturali per esempio, la disponibilità di tipologie di terapie e di approcci può portare il soggetto ad allontanarsi dalle priorità esistenti, a volte per un concetto aprioristico di negazione di una qualche terapia “ufficiale”. Il rischio – gravissimo – è quello di intraprendere una strada che può non essere sbagliata di per sé ma, in quanto non associata a un approccio terapeutico integrato (e quasi sempre imprescindibile), allontanando così il momento della guarigione o, addirittura, fuorviando l’interpretazione diagnostica.
  • Avere fiducia nel proprio corpo: affidarsi a una terapia è importante, qualsiasi essa sia, ma contribuire con le proprie risorse alla guarigione è indispensabile. Questo vale sia che ci si affidi in modo esclusivo (e esclusivamente per quelle patologie che lo rendono possibile) a una terapia naturale, sia che ci si affidi a un farmaco più o meno importante, “potenzialmente tossico” e probabilmente imprescindibile (come un antibiotico, o un chemioterapico): solo la fiducia riposta sia nell’accogliere tale farmaco come “molto importante e necessario per il nostro recupero”, sia , contestualmente, nelle proprie risorse – libere dal senso di paura, di incertezza e di dubbi – farà in modo che avvenga una sinergia di azione efficace nel processo di guarigione. Altrimenti, ostacolato sia dal potere (in questo caso di contrasto) della nostra mente sul nostro corpo e su qualsiasi strumento terapeutico, sia dal perpetuarsi di scelte intempestive, di sospensioni di terapia non giustificate, di cambio di rotta, di ascolto di pareri diversi per la necessità di assecondare più uno stato ansioso che una vera e propria conferma di professionalità di chi ci sta seguendo, può portare a un allungamento del tempo di raggiungimento del nostro obiettivo.

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